Milano Marathon una settimana dopo: quante emozioni nel mio cuore!

Serena ce l'ha fatta: a Milano ha conquistato la sua prima maratona tagliando il traguardo in 4:30'03". Ed ora? Sta già pensando alla prossima...

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Il 3 aprile ho corso la mia prima maratona. Ho fatto fatica questa volta a scrivere della mia esperienza, non perché non sapessi di cosa parlare, ma per l’intensità delle emozioni che mi hanno travolto correndo la Milano Marathon.

È come se in questa settimana avessi avuto bisogno di elaborarle… Forti, intense e preziose. Ho pensato addirittura di esserne gelosa! Strana malattia la corsa, eh?

Mio marito il mio supporter

La sera prima della maratona parlavo con quel saggio di mio marito e lui, vista la mia ansia, per rassicurarmi mi ha detto: “dovresti già essere orgogliosa di essere arrivata dove sei. Anche se non la finirai, per me hai già vinto. Ci vuole coraggio a scegliere di fare una maratona, allenarsi con costanza e presentarsi alla linea di partenza. Tutto il resto sono solo dettagli”.

Beh, dite quello che volete, ma io amo quest’uomo! Mi ha sempre incitata a fare meglio, spronata se non avevo voglia, incoraggiata a non mollare e ha fatto del suo meglio per farmi trovare il tempo per i lunghi (cosa non facile con 3 figli, trovare 3-4 ore per stare fuori di casa).

Nottata… turbolenta

La giornata non è iniziata nel migliore dei modi: mio figlio, 7 anni si è svegliato, dopo una nottata un po’ turbolenta , verso le 5, vomitando. Quando mi sono accertata che tutto fosse a posto e soprattutto lui tranquillo, ho cominciato a prepararmi. E ad agitarmi.

La mia amica è passata alle 7.45 e parlando del più e del meno mi sono rilassata un attimo…

Le tante emozioni della partenza

Siamo arrivate a Milano, tutto era pronto, tanta gente era già arrivata e mentre camminavamo tra coloro che dovevano correre, sentivo pezzi di discorsi, parole, tempi, paure e allora capisci che siamo tutti nella stessa situazione e che si è complici,   ‘compagni di squadra’  in un certo qual modo.

Alle 9.15 ero in griglia fucsia, quella più in fondo, dove ho incontrato una ragazza del gruppo con suo fratello. Due chiacchiere, abbiamo riso e allentato un po’ la tensione. Davanti intanto stavano preparando tutto per la partenza.

Alle 9.30 siamo partiti, allo sparo di un colpo di cannone da parte dell’esercito italiano. Tutti erano così contenti!

E via… Quando sono passata sotto il gonfiabile della partenza, ho fatto partire il mio Garmin.

Il primissimo km eravamo ammucchiati, così vicini che ci si sfiorava un po’ tutti. Piano piano poi ognuno ha trovato il proprio ritmo e così gli spazi si sono allargati.

Angeli o runners?

La mia attenzione è stata catturata quasi subito da un gruppo di 3 uomini e 2 donne che spingevano una carrozzina. Era stata evidentemente modificata e provata molte volte in allenamento. Erano così affiatati! Si alternavano ogni tanto a spingere ed erano velocissimi.

Io facevo realmente fatica a stargli dietro, li ho incrociati diverse volte perché loro si fermavano per soddisfare le necessità del ragazzo sulla carrozzina.

Ho pensato che non fossero runners, ma angeli. Ogni qualvolta li incontravo mi commuovevo ed emozionavo immensamente per la fiducia incondizionata del ragazzo e per la forza e determinazione di chi lo spingeva.

Conquistata da un’insolita Milano

Con mia grande sorpresa, ho “scoperto” Milano. Bellissima. Ora, io non sono una fanatica della nostra città, faccio sempre fatica ad andarci per via del traffico e dei parcheggi, ma è stata una rivelazione: grazie al blocco delle auto si riescono a vedere i monumenti e le attrazioni più belle e a godersi veramente lo spettacolo.

Intanto i km passavano… Quelle che inizialmente erano facce contente, cominciavano ad essere segnate dalla fatica.

Tutti (quelli più esperti di me, non che ci voglia  molto) mi avevano consigliato di andare piano, di bere a tutti i ristori (che erano posizionati ogni 5 km) e di prendere gli integratori, in modo da non disidratarmi e non affaticarmi troppo.

I primi 21 km sono volati, ma poi ho cominciato a sentire la fatica e dal 28mo sono arrivati anche i dolori. Me li aspettavo, mi avevano messo in guardia.

Una cosa di cui mi sono stupita è che non ho mai perso la testa, sono rimasta concentrata e sono andata avanti. Ogni tanto facevo qualche movimento per sciogliere la parte in questione, ma sono riuscita a superare i momenti critici.

Anche il cosiddetto muro dei 35 km non l’ho incontrato, certo la stanchezza c’era, ma non ho avuto questo crollo di cui tutti parlano.

Arrivati i 40 km non vedevo l’ora di finire, sai quando pensi “dai, ci sei quasi!

Il pubblico, una marcia in più

Ecco, solo che erano interminabili! Continuavo a guardare l’ orologio… Fino a quando non ho cominciato a vedere i cartelli che davano 500 m al traguardo.

In quel momento ho cominciato a tirare un po’ di più. Il tifo delle persone che hanno seguito la manifestazione è stato straordinario, c’erano bambini e adulti che ti davano il 5 mentre passavi, ti incitavano e ti spronavano a fare meglio.

Negli ultimi 500 m si è sentito ancora di più… Quando ero prossima al traguardo ho cominciato a sentire un groppo in gola e gli occhi che mi bruciavano.

Uno sguardo intenso al cielo, a chi mi ha guidata e ispirata

Quando ho attraversato il gonfiabile ho chiuso gli occhi e ho guardato il cielo per ringraziare colui il quale mi è stato vicino.

Ricordo il tutto con una dovizia di particolari incredibile… Sono solo ‘momenti’ che però diventano memorabili.

Ho cominciato a piangere, forte, con i singhiozzi.

Ho cercato la mia famiglia tra la folla… Ho visto il viso di mio marito, felice e orgoglioso, la mia piccola Lucia che mi guardava incuriosita (avevo ancora il viso paonazzo per il piantone fatto) e lì vicino mio padre… Anche lui con gli occhi lucidi. Mi sono avvicinata, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo abbracciati, a lungo, in silenzio, perché entrambi sapevamo il significato di tutto quello che era appena successo. Quello che è stata la preparazione, il pensiero che ha accompagnato ogni allenamento.

Ho chiesto degli altri miei 2 bimbi: Luigi stava meglio e Claudia non ha voluto lasciarlo. Erano a casa con mia mamma, che prontamente è  stata avvisata mentre andavo a ritirare la medaglia (che danno a tutti).

Un traguardo è per sempre?

Un aneddoto divertente è la telefonata intercorsa tra i miei genitori che mi ha raccontato mio papà quando eravamo in macchina… Mio padre le ha detto che ero arrivata, che stavo bene e di stare tranquilla, al che mia mamma risponde così : “Bene! Sono contenta! Ma quanto è arrivata? Prima o seconda?

Siamo tutti scoppiati a ridere…

Quando poi sono arrivata a casa la mamma, sempre lei, mi ha detto: “Beh, adesso basta no? Ti sei tolta lo sfizio…

E io ridendo, mentre andavo a farmi la doccia,  le ho risposto : “veramente ho appena iniziato…

A mente fredda un paio di considerazioni le devo fare: 

  1. preparare una maratona, almeno per quanto mi riguarda, è realmente una questione di testa… Non devi farti sopraffare dalla fatica, dai bisogni e sì, anche dalla noia, perché correre è bellissimo, ma farlo per 4 ore di fila a volte è noioso, soprattutto in allenamento.

Mi è successo di uscire pensando faccio 30 km e se riesco qualcuno in più. Quel qualcuno in più non l’ho mai fatto perché ero uscita con l’ idea che sarebbero stati 30.

Così come la mattina della ‘mia’ maratona. Erano 42. E non avrei accettato altre soluzioni. Forse è per quello che l’ho finita.

Un giorno un ragazzo ha detto: non è il più veloce a finire una maratona, ma il più tenace. Mai cosa detta, fu più vera

  1. I dolori arrivano, punto. Bisogna accettarli e concentrarsi in modo da riuscire a gestirli (se sono sopportabili ovviamente, non bisogna strafare, per non rischiare di finire in guai seri.)

Io personalmente respiravo come quando devi partorire… Lì un po’ di esperienza ce l’ho!

  1. Con il senno di poi, posso dire che sarebbe potuta andare meglio. L’ho chiusa in 4:30’03”. Forse avrei potuto forzare un pochino di più, qui capisci l’importanza dell’esperienza.

Va benissimo così comunque, il mio obbiettivo era finirla è così è stato.

Ci sono stati momenti in cui mi sono detta che non ne avrei corse altre, ma è da domenica scorsa che non penso ad altro che alla mia prossima maratona!

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Mamma di 3 bambini belli vivaci e moglie di un uomo meraviglioso (che sviolinata...) che mi sprona, incita e incoraggia a seguire i miei sogni e le mie passioni, ho ricominciato a correre dopo le gravidanze per 'ossigenare il cervello'. Quando mi chiedono come faccio ad essere costante negli allenamenti, rispondo che non vedo l' ora, nonostante la stanchezza, di uscire da sola... Finalmente!

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