Festa, saudade e bilanci: addio Rio2016

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Rio2016 – Pioggia, vento a raffiche ma nel cuore l’inconfondibile ritmo samba. E poi un’esplosione di suoni, luci e colori: si archiviano così, con un festoso carnevale d’agosto, i Giochi della XXXI Olimpiade.

Con 28 medaglie (otto d’oro, dodici d’argento e otto di bronzo) l’Italia torna da Rio de Janeiro con lo stesso bottino di Londra 2012 e il bilancio può dirsi tutto sommato soddisfacente.

Non festeggia invece l’atletica azzurra che rientra a mani vuote dalle olimpiadi brasiliane: nessuna medaglia come non accadeva da sessant’anni, ovvero dall’edizione di Melbourne 1956. Per la prima volta, da allora, l’Italia non è salita sul podio olimpico.

Cinque nostri atleti hanno raggiunto la finale (Matteo Giupponi nei 20km di marcia; Antonella Palmisano nell’omologa prova al femminile; Libania Grenot nei 400 metri; la staffetta 4×400 donne; Alessia Trost nell’alto); risultati che collocano l’Italia al 28esimo posto nella classifica globale, tredicesimo tra i paesi europei.

Un bottino alquanto magro su cui pesa l’assenza del più accreditato Gianmarco Tamberi e le polemiche maturate intorno al controverso e per certi versi drammatico caso Alex Schwazer. Tutti elementi che dovranno per forza di cose indurre ad attente riflessioni e a ponderate decisioni.

Chiuso il triste capitolo dell’atletica azzurra che dovrà trovare forze e stimoli nuovi per affacciarsi al prossimo quadriennio olimpico, i Giochi di Rio2016 vanno in archivio con tre primati mondiali messi a segno: 10.000 donne (Almaz Ayana, Etiopia, 29’17”45), 400 uomini (Wayde van Niekerk, Sudafrica, 43”03) e lancio del martello donne (Anita Wlodarczyk 82,29m).

Ma l’immagine che rimarrà nella storia, oltre alla doppietta di Mo Farah (5000 e 10.000m) è quella di Usain Bolt, il dio della velocità. Il giamaicano, nonostante le perplessità della vigilia, a Rio2016 ha firmato la terza tripletta d’oro: 100, 200 e 4×100 come a Londra e Pechino.

Ora, pare stia riflettendo sull’eventualità di dire addio per sempre alla pista entrando di diritto nella leggenda ma tra poco di un anno a Londra andranno in scena i Mondiali. Il gran circo dell’atletica non è ancora pronto a rinunciare al suo dio.

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“Giornalista, copywriter, addetto stampa e content editor è stata suo malgrado travolta dall’uragano running che le ha segnato il destino. Ha un papà runner, un marito runner, una figlia che pratica atletica nelle categorie giovanili e un figlio chiamato Marcello in tributo al grande Fiasconaro. Serve altro? Collabora alla rivista Correre, si occupa in modo professionale di analisi della corsa e del movimento e ha un lungo trascorso nell’organizzazione di eventi: dal Giro d’Italia alla Milano Marathon, dalla Mezza di Monza agli eventi running targati Gazzetta”.

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